La steppa che un tempo si estendeva dalla Romania orientale fino al Pacifico non era uguale da un capo all’altro; il clima variava, ed essa era divisa da fiumi, colline e deserti. Era delimitata a nord dalle foreste russa e siberiana e a sud da altre foreste, da distese sterili, imponenti catene montuose e regioni di agricoltura intensiva. Separate dalla steppa principale eurasiatica vi erano anche altre regioni di prateria, quali la pianura ungherese in Europa, diverse praterie in Medio Oriente, le alte steppe del Tibet e. nel cuore della foresta siberiana, le semi-sconosciute steppe del’ Angaraland. Per i popoli della steppa, le foreste rappresentavano il confine e da sempre un ostacolo. Alcune tribù turche, di fatto, si insediarono nelle regioni boscose, ma dovettero cambiare il loro stile di vita di conseguenza. Più che una barriera, i fiumi costituivano invece una via di comunicazione, mentre le montagne erano spesso importanti fonti di ferro. Quasi tutte le tribù nomadi svolgevano un minimo di agricoltura e si ritiravano nella steppa profonda solo se vi erano costrette.
All’interno della steppa eurasiatica stessa, la cultura nomade era divisa in due. Le tribù nomadi vere e proprie popolavano la fascia settentrionale, mentre nella fascia meridionale, più secca, vi erano le famose Vie della Seta, le antiche rotte commerciali che collegavano la Cina e il Medio Oriente. I popoli sedentari che abitavano le oasi lungo queste strade erano fortemente influenzati dalle civiltà a est. a sud e a ovest. Tuttavia, erano anch’essi di origine nomade e spesso sotto il dominio delle tribù nomadi più potenti.
Fu il cavallo, allevato in grandi mandrie nelle praterie, a conferire ai nomadi dell’Asia centrale il loro straordinario potere militare. Il ri forni mento di cavalli non era. però, inesauribile, né i cavalli in eccedenza erano utili al nomade, se non per il commercio o la guerra. E proprio qui risiedeva il problema centrale delle tribù. La vita nella steppa significava dispersione della popolazione e quindi del potenziale militare; per conquistare, era necessario radunare gli uomini della tribù in un esercito. Inoltre, il dominio su civiltà stanziali, come quelle della Cina c del Medio Oriente, conducevano il nomade lontano dai pascoli necessari alle sue grandi mandrie e lontano dalla vita dura ed errabonda che lo rendeva un grande guerriero.
In più. non tutti i mandriani erano necessariamente nomadi. La guerra nomade era caratterizzata dalla copertura di enormi distanze in brevissimo tempo, ma molti popoli centro-asiatici si muovevano con le proprie case e famiglie, in carri lenti e ingombranti. Gli spostamenti delle tribù verso occidente. inoltre, resero la steppa sempre più piccola, forzando i popoli a cambiare usi e costumi. Quelli che. come gli Unni, gli Avari e i Magiari, attraversarono i Carpazi ed entrarono nella pianura ungherese. scoprirono che quella prateria era troppo piccola per sostentare i cavalli necessari a un esercito nomade vero e proprio. Se si spingevano oltre, la situazione peggiorava, in quanto le bande di guerrieri dovevano sparpagliarsi in cerca di pascoli e avevano poi difficoltà a radunarsi nuovamente nelle foreste e nei campi d’Europa. L’influenza dell’ecologia sulla storia militare deve ancora essere studiata in modo approfondito, ma è certo che la pianura ungherese non avrebbe mai potuto sostenere una “superpotenza” nomade. Per quanta importanza possano avere gli Unni, gli Avari e altri nella storia europea, essi erano comunque popoli minori scacciati dalla steppa da tribù più forti.
Le tribù della steppa non erano etnicamente omogenee. anche se agli occhi degli Europei apparivano perlopiù come tipicamente turco-mongole. Le tribù progredivano, cambiavano, sparivano; potevano entrare a farne parte disertori nemici, prigionieri o mercenari. La lealtà si misurava sia in termini di parentela sia di libera scelta dei compagni. L’autorità di un capo variava a seconda dell’influenza culturale esterna. Fra i Turchi per-islamici. un re o khagan poteva rappresentare il legame quasi divino fra cielo e terra, come avveniva in Iran o in Cina. Le tendenze religiose erano fra le più diverse, e variavano dallo sciamanismo tribale e le credenze in una moltitudine di spiriti, alla credenza monoteista in un dio. “Tengri del Cielo Blu”. Penetrarono nella steppa anche le religioni vicine, quali buddismo. manicheismo, zoroastrismo, giudaismo, cristianesimo e islamismo. Quest’ultimo poi prevalse, e si diffuse in modo pacifico attraverso i mercanti e i missionari, dopo la prima conquista araba della Transoxiana. La sua insita democraticità privò molti sovrani del loro stato semi divino.
Le ragioni per le quali i popoli dell’Asia centrale furono spinti a migrare o a entrare in guerra con i propri vicini sono varie. Nella maggioranza dei casi, la sconfitta non si risolveva nello sterminio dei vinti ma nel loro assorbimento. D’altro canto, invece che perdere il suo potere, l’aristocrazia militare a volte preferiva migrare e. spostandosi, poteva reclutare nuovi seguaci. La guerra era anche un modo di procurarsi beni di prima necessità o di lusso dai vicini stanziali, ma era comunque governata da regole molto precise. I cavalli dovevano essere ben nutriti, e ciò significava che le campagne si svolgevano perlopiù all’inizio dell’autunno. 1 Turchi cominciavano la maggior parte delle loro spedizioni con la luna piena, mentre gli Liguri evitavano la guerra sotto alcune costellazioni.
Secondo le tradizioni tramandate in forma di poesia. il combattimento individuale iniziava con l’arco, continuava con spade e lance, e si concludeva con l’abbandono delle armi e la lotta corpo a corpo. Dopo aver messo reciprocamente alla prova il loro valore, gli eroi tradizionalmente diventavano amici, prima di riprendere il cammino alla ricerca di ulteriori avvenÂture. Le similitudini con il cavaliere europeo sono piuttosto evidenti, specialmente per ciò che riguarda il “guerriero con la cintura” (simbolo dello stato di cavaliere, in Occidente, N.d.T.]: si trattava di una cinÂtura per le armi riccamente decorata che rievoca il cingulum del cavaliere cristiano. In tali casi di corriÂspondenza. gli usi e costumi centro-asiatici sono quasi immancabilmente antecedenti a quelli registrati in Occidente, il che vale a ulteriore conferma del enorme impatto che i popoli della steppa ebbero sulle usanze militari e sulla storia. Non sorprende quindi che Al Jahiz, commentatore arabo del 9° secolo, abbia comparato il ruolo dei Turchi nella guerra a quello dei Greci nella scienza e dei Cinesi nell’arte.
Ciò che rese i nomadi della steppa invincibili nel loro territorio, almeno fino all’introduzione delle armi da fuoco, non fu il loro numero, ma piuttosto l’uÂso del cavallo e dell’arco e la loro velocità di manoÂvra. Le tribù erano poi in grado di rifornire l’esercito con un numero impressionante di cavalli, secondo le necessità . D’altro canto, quasi tutte le forze nomadi, in particolare quelle dei grandi imperi, impiegavano anche la fanteria e costruivano fortificazioni o utilizÂzavano fortificazioni già esistenti. 1 khagan turchi kok del secolo 8° e uiguri del 9° secolo avevano al loro servizio una fanteria mercenaria. Gli eroi dell’eÂpica turca, diversamente dai cavalieri europei, non obiettavano al fatto di combattere a piedi, nonostante diversi scrittori occidentali abbiano sostenuto che gli Unni e altri nomadi riuscissero a malapena a cammiÂnare per via delle loro gambe storte.
Le civiltà stanziali furono profondamente impresÂsionate dalle imprevedibili invasioni del nomade e. quelle occidentali, dal suo aspetto apparentemente spaventoso: eppure, raramente cercarono di capire il perché della sua bellicosità . Ancora oggi, molti non si rendono conto che i rapporti fra nomadi e popoli stabili furono prevalentemente pacifici e che il comÂmercio. fondamentale per entrambi, raramente si interrompeva anche durante le ostilità . Alcuni storici affermano tuttora che i successi militari dei nomadi furono dovuti alle divisioni interne o alla decadenza dei popoli stanziali, non considerando il fatto che il potenziale militare del nomade era di gran lunga maggiore di quello del contadino o del cittadino.
Mentre l’Europa sviluppò un disprezzo razzista verso il temuto nomade “asiatico”, i Cinesi rimasero intrappolati nella loro idea fittizia di “barbari” dell’Asia centrale che veneravano il “Figlio del Cielo”. In realtà , per quanto rozzi, i nomadi rispecÂchiavano le culture delle civiltà stabili, delle quali avevano adottato sistemi economici, sociali e anche militari. Le invasioni barbariche che irrompevano periodicamente nei confini del mondo civilizzato erano esse stesse un prodotto della cultura stanziale, essendo o espressioni del desiderio dei nomadi di controllare ciò che avevano avuto modo di ammiraÂre, oppure risposte alle incursioni dei “civilizzati” nella steppa. Anche i tentativi da parte degli stati stanziali di proteggersi dietro a mura o alle frontiere militari del lìmes non fecero altro che stimolare ulteriormente i contatti attraverso la guerra o il commercio. Molte di queste frontiere erano molto vaghe (un fatto che gli atlanti storici non evidenziaÂno quasi mai), in particolare nei Balcani bizantini, nella Russia meridionale, nella Transoxiana islamiÂca e nella Cina occidentale. Tali zone, di fatto, svolÂsero un ruolo molto importante nella diffusione delle tecnologie dei popoli stanziali fra i nomadi e delle tattiche nomadi fra i popoli stanziali. In queste regioni spesso emersero nuovi sistemi politici, incluse le prime forme di feudalesimo.
Dato che gran parte della storia è stata scritta dai popoli stanziali, non sorprende che venga enfatizzaÂta l’aggressività dei nomadi; tuttavia, vi furono anche numerose incursioni nella steppa da parte del mondo civilizzato. Gli attacchi barbarici in Cina erano spesso una risposta alle pressioni dei Cinesi in territori adatti sia al pascolo nomade che all’agriÂcoltura stanziale. Già prima della conquista islamiÂca della Transoxiana, il potere dei nomadi era andaÂto affievolendosi. La campagna dalla “Terra Nera” in Russia meridionale, fertile ma incline alla siccità , era adatta sia all’allevamento del bestiame sia alla produzione di cereali. Le tribù turco-mongole e i principi russi ambivano entrambi a questa terra, mentre la gente che la abitava tendeva a allevare bestiame e coltivare i campi, a controprova di quanÂto adatto fosse il territorio ad entrambi gli stili di vita. I principi russi aspiravano anche al controllo dei grandi fiumi che scorrevano verso il Mar Nero, che costituivano importanti rotte per il commercio con Bisanzio e oltre. Mentre i Russi costruivano forti e isole di agricoltura in un mare di erba da paÂscolo. i nomadi ostacolavano la diffusione dell’agriÂcoltura slava distruggendo sia i raccolti che i forti. In Moldavia, il limite più occidentale della steppa, si susseguirono diversi capovolgimenti di fronte, con i nomadi che premevano dall’ucraina e i
Rumeni Valacchi che scendevano dai Carpazi. E anche nel cuore della steppa intorno al Lago Balhas gli abitanti turchi dei villaggi, seppur con difficoltà , riuscirono gradualmente a respingere i nomadi, anch’essi di etnia turca.
La condizione sociale generalmente privilegiata dei mercanti in Asia centrale fu di beneficio ai popoli confinanti, ma permise ai nomadi di farsi un’idea precisa di quale fosse la situazione oltre le frontiere. L’abitudine cinese, iraniana e bizantina di assumere mercenari nomadi, inoltre, rese i popoli centro-asiatici acutamente consapevoli delle forze e delle debolezze dei loro vicini stanziali, cosicché quando decidevano di fare scorrerie oltre i confini, i nomadi sapevano esattamente cosa volevano.
Quando parte di una tribù migrava, per propria volontà o per necessità , portava con sé le famiglie e gli animali. Gli stati stanziali, quindi, si trovarono di fronte a dei popoli e non solo a degli eserciti. In zone dei Balcani e della Transoxiana, queste migrazioni sospinsero i precedenti abitanti nelle montagne. A volte, queste popolazioni ne scendevano in seguilo, assimilando i nomadi turchi piuttosto che combatÂtendoli. I nomadi si insediarono anche nelle vallate di montagna, ma quasi mai sui pendii alberati. Nelle terre conquistate, alcuni popoli nomadi andarono a costituire la classe o la dinastia dominante, come i Bulgari del 7°-8° secolo c i Qipciaq del 12° secolo rispettivamente in Bulgaria e in Valacchia. Tuttavia, questi stati emergenti non erano di etnia turca, dato che i nomadi rappresentavano un’esile minoranza destinata a essere ben presto assimilata. Il contributo dei nomadi alla storia non fu unicamente distruttivo, poiché questi uomini apparentemente alieni stimolaÂrono il commercio, fornirono la guida politica ed esercitarono una profonda influenza sullo sviluppo delle tattiche e della tecnologia militari in regioni lontanissime fra loro, quali l’Europa occidentale. Bisanzio, la Russia. l’Iran e la Cina.



